di Carlo Passarello Fonte: http://www.realbasket.it
Abbiamo incontrato Maurizio Cremonini, il guru del minibasket italiano, responsabile nazionale del settore dal 2000. Un accento lombardo con venature che parrebbero romagnole accarezza le sue parole, sempre sicure e mosse dal vento della passione per questo sport. Parla liberamente con noi di RealBasket Sicilia.
Innanzi tutto, chi è Maurizio Cremonini?
“E’ un istruttore di minibasket che ha 35 anni di pallacanestro alle spalle. Sono partito, all’inverso rispetto ai più, dal basket senior, allenando prime squadre in serie B negli anni ’70-’80; per la prima volta, quando avevo 21 anni a Brescia, casa mia. Poi ho lavorato in settori giovanili di società della massima serie. Solo in un momento successiva mi sono dedicato in maniera esclusiva al minibasket. Come detto, è un percorso particolare e diverso dall’ordinario, solitamente si fa gavetta con i ragazzi per poi passare ai senior. Io invece mi dedico al minibasket facendo tesoro di un bagaglio articolato e variegato che ho accumulato negli anni.”
Quale identità e che caratteristiche dovrebbe avere il minibasket?
“Il minibasket nasce negli Stati Uniti e si diffonde in Italia negli anni ’60, tra l’altro il periodo in cui il piccolo Maurizio Cremonini si avvicina alla palla a spicchi. Nei primi anni il minibasket era considerato una “piccola pallacanestro”, con le sue stesse identiche caratteristiche. Solo con il tempo acquista una sua identità autonoma, ovvero quella di un gioco-sport in cui è il bambino ad essere protagonista. Si tratta di un percorso lento e progressivo non ancora ultimato che è estremamente difficile da assimilare.”
Troppo spesso si vede questo sport che tradisce i suoi principi, il bambino viene trasformato in uno strumento per un risultato. Per quali ragioni?
“Sono la cultura di sensibilità e attenzione verso i bambini ad essere fondamentali per fare un buon minibasket, e noi non sempre abbiamo questi due elementi. Il percorso è molto lungo ed è soprattutto di natura socio-culturale, però sono convinto si stia migliorando. Devo dire che negli altri paesi europei il minibasket come sport autonomo non esiste , ad eccezione della Spagna, però le altre nazioni possono contare sul ruolo fondamentale dell’educazione motoria. E’ un fattore molto importante che in Italia sottovalutiamo drammaticamente.”
Come nasce il rapporto di Maurizio Cremonini con la Federbasket?
“Inizio ad avere un rapporto il settore circa 15 anni fa, diventando collaboratore del prof. Mondoni, il cui approccio era molto articolato, condito da grande professionalità. Prendo poi il suo posto come responsabile nazionale nel 2000/2001. La mia opera ha cercato di adeguare il suo lavoro nella continuità, in più ho provato ad aggiungere propedeuticità alla pallacanestro senza tradire i principi del gioco minibasket.”
Di che salute gode il minibasket in Italia e, più in particolare, in Sicilia?
“Sta molto bene, possiamo contare su numeri in aumento sia nella penisola che in questa regione. I bambini iscritti sono ben 135 mila. Al di là del fattore statistico il problema è un altro che abbiamo già accennato: bisogna far passare la cultura del gioco-sport educativo, ci sono troppo spesso esasperazioni da parte di genitori e società sportive che fanno male ai ragazzi. Tornando alla Sicilia ho notato una peculiare diffusione a macchia di leopardo, alcune province sono molto più avanti altre, manca l’omogeneità.”